ChatGPT e psicologia: si può utilizzare l’intelligenza artificiale per risolvere i propri problemi psicologici?

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Lo scorso novembre OpenAi ha lanciato ChatGPT, un software di intelligenza artificiale addestrato su grandi quantità di testo per apprendere i modelli di linguaggio naturali e generare testo coerente e significativo in risposta a domande di qualsiasi tipo.

Gli sviluppi successivi hanno portato ad un modello di linguaggio sempre più avanzato e sofisticato, che viene utilizzato in diverse applicazioni.

ChatGPT viene ad esempio utilizzata in molteplici settori, tra cui: assistenza clienti, creazioni di contenuti, contesti educativi, ricerca, sviluppo di nuovi prodotti e servizi.

ChatGPT per la prima volta ha reso disponibile l’intelligenza artificiale ad un grande pubblico ed è riuscita ad avere un enorme successo.

Il suo stile interattivo è talmente credibile che è difficile distinguerlo da uno umano.

L’intelligenza artificiale e psicologia

C’è addirittura chi ipotizza che una delle nuove frontiere possa essere quella di utilizzare l’intelligenza artificiale per risolvere i problemi psicologici delle persone.

Ma è realistico pensare questo?

Il quesito è stato posto a Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est (www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it).

Il Dr. Lanari ha risposto “partendo dal presupposto che il confronto aiuti a potenziare la qualità del servizio offerto, nel tempo il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est ha sempre seguito l’obbiettivo di incrementare la sua rete di collaboratori.

Attualmente abbiamo quindi una rete di 404 collaboratori presenti in Italia e in 26 paesi esteri. Ho quindi avuto la fortuna di toccare in diverse situazioni e con diversi colleghi, l’argomento del quesito. Tale scambio di opinioni mi ha aiutato a creare delle mie convinzioni personali sul tema. Ipotizzo quindi che l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per supportare il benessere psicologico.

Ad es. l’intelligenza artificiale può essere utile per analizzare grandi quantità di dati, per identificare i fattori di rischio per i disturbi psicologici e per sviluppare nuovi trattamenti personalizzati.

In generale può quindi essere uno strumento di supporto nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi psicologici, ma non può sostituire completamente la relazione terapeutica umana.

L’uso dell’intelligenza artificiale per finalità di supporto psicologico è un argomento attualmente in fase di studio e sviluppo.L’AI al momento quindi non può ancora sostituire lo psicoterapeuta. I sistemi di AI non possono replicare la competenza e l’empatia di un professionista qualificato.

E’ inoltre importante che qualsiasi strumento di AI per la salute mentale sia sviluppato utilizzando le linee guida etiche e cliniche approvate e sia testato per garantire che sia efficace e sicuro.

I programmi di AI possono integrare ed estendere l’assistenza umana, ad esempio aiutando le persone a mettere in pratica le strategie apprese durante la psicoterapia tradizionale, tra una sessione e l’altra. Non dovrebbero però essere utilizzati al posto del contatto umano.

E’ importante quindi avere aspettative realistiche al riguardo. Nonostante i progressi promettenti, l’AI non può ancora sostituire il fattore umano nella cura della salute mentale.

Può solo svolgere un ruolo di supporto all’umano,  perché manca all’AI la capacità di empatia e di comprensione della complessità della vita umana.

Per questo ad oggi il contatto personale con un professionista qualificato è ancora fondamentale per la salute mentale e il benessere a lungo termine” conclude Lanari.