MILANO (ITALPRESS) – JAKALA ha ospitato oggi nella sua sede milanese un nuovo Digital Coffee dedicato alle trasformazioni in atto nel settore assicurativo. Al centro dell’incontro, la presentazione di Insurance Radar 2026, la ricerca di JAKALA che incrocia le prospettive di 521 consumatori italiani, 100 agenti assicurativi e cinque esperti del settore, evidenziando le distanze tra bisogni di protezione, comportamenti di acquisto e strategie delle compagnie. Dallo studio emerge che gli italiani riconoscono i rischi, ma non sempre si assicurano per affrontarli. Il portafoglio medio conta tre polizze per nucleo familiare, mentre il divario tra rischi percepiti e coperture sottoscritte equivale a circa due polizze, soprattutto negli ambiti della salute, degli eventi meteorologici e dei viaggi.
La tavola rotonda, moderata da Andrea Cabrini, Direttore di Class CNBC, ha approfondito le principali direttrici di evoluzione del mercato, grazie ai contributi di Tiziana Lamberti (Intesa Sanpaolo), Paolo Crivello (Reale Mutua Assicurazioni), Alberto Federici (Unipol), Federico Mancin (SBAM), Pasquale Imbimbo, Dafne Birtig e Francesca Antiga (JAKALA).
La ricerca individua tre atteggiamenti verso la protezione: il 38% degli intervistati è Proattivo, si informa e aggiorna periodicamente le coperture; il 36% è Abitudinario, possiede polizze ma tende a non rivederle; il restante 26% è Costretto e si assicura principalmente in risposta a necessità o scadenze.
Complessivamente, il 62% degli intervistati non gestisce attivamente la propria protezione: un dato che evidenzia un significativo potenziale di sviluppo per il mercato assicurativo. Da un lato, la possibilità di accompagnare i clienti già assicurati nella revisione e nell’adeguamento delle coperture; dall’altro, l’opportunità di intercettare e attivare bisogni di protezione ancora inespressi, superando una logica di acquisto prevalentemente reattiva.
Anche le coperture riflettono questa tendenza: il 72% degli intervistati è assicurato per incidenti stradali, il 58% per furto o danni al veicolo, mentre soltanto il 38% dispone di una copertura per la casa. A frenare le scelte sono soprattutto il prezzo (64%) e la complessità dei prodotti: il 54% considera la chiarezza delle condizioni un criterio determinante.
“Il 62% degli intervistati non gestisce la propria protezione in modo proattivo. E’ un segnale che dovrebbe cambiare l’agenda delle compagnie: la prossima grande opportunità di crescita sarà far emergere bisogni che oggi restano inespressi e trasformarli in protezione concreta. Chi saprà leggere meglio i cambiamenti nella vita delle persone, anticiparne i rischi e attivare la risposta giusta guiderà il mercato. Perchè per essere più esperti di rischio, le assicurazioni dovranno diventare molto più esperte dei propri clienti”, commenta Pasquale Imbimbo, Partner & Insurance Market Leader di JAKALA.
Nonostante la crescente autonomia digitale, il 97% degli intervistati desidera interagire con un consulente almeno in una fase del percorso assicurativo. Il 33% si affida completamente a un’agenzia, mentre il 29% segue un percorso ibrido, informandosi online prima di rivolgersi a un intermediario.
Il digitale si afferma quindi come strumento di ricerca e confronto, senza sostituire il valore della consulenza nelle decisioni più complesse. Un orientamento condiviso anche dagli agenti: soltanto il 5% immagina un futuro della distribuzione prevalentemente digitale.
Per le compagnie, la sfida non è soltanto digitalizzare la relazione, ma utilizzare il digitale per rafforzare la capacità commerciale della rete: intercettare nuovi bisogni, qualificare le opportunità e rendere la consulenza più efficace. In questa prospettiva, l’innovazione digitale può diventare una leva di crescita e produttività distributiva, oltre che di efficienza operativa.
“Dal punto di vista psicologico, proteggersi significa immaginare oggi scenari incerti e poco piacevoli, e per questo la mente può tendere a rimandare o ad affidarsi a ciò che è più tangibile e immediato. E’ qui che si spiega il 97% che avvalora l’interazione con un consulente: per alleggerire, probabilmente, una decisione difficile. Comprendere questi comportamenti richiede un doppio ascolto: quello dei clienti, per cogliere ciò che davvero li muove, e quello del mercato, per leggere i segnali, le dinamiche e i contesti in cui le scelte prendono forma. E’ dall’incontro di queste due voci che i dati diventano comprensione”, osserva Dafne Birtig, Insight Research Expert di JAKALA.
“Il settore assicurativo ha davanti a sè una sfida fondamentale: passare dalla vendita di protezione alla costruzione di consapevolezza. In un mercato in cui bisogni e comportamenti sono sempre più diversificati, la capacità di comunicare in modo chiaro, personalizzato e rilevante diventa una leva strategica per costruire fiducia. E’ qui che si gioca il futuro della relazione tra compagnie e consumatori, ben oltre il momento della sottoscrizione”, aggiunge Federico Mancin, Head of Strategy di SBAM.
L’Intelligenza Artificiale è già una realtà per le reti distributive: il 65% degli agenti intervistati dichiara di utilizzare strumenti di AI, soprattutto per la comunicazione con i clienti, l’analisi dei bisogni e la gestione documentale.
La nuova frontiera per le compagnie sarà trasformare questa adozione in valore commerciale, superando gli utilizzi prevalentemente operativi per integrare dati e AI nei processi di consulenza e distribuzione. Individuare clienti con bisogni di protezione ancora inespressi, riconoscere i momenti più rilevanti per attivarli e supportare gli intermediari nella formulazione di proposte personalizzate rappresentano alcune delle principali opportunità. La tecnologia non sostituisce la relazione umana, ma può rafforzarla, contribuendo ad aumentare la qualità della consulenza, le opportunità di conversione e il valore della relazione nel tempo.
“La ricerca fa emergere che non esiste un unico profilo di cliente assicurativo. Bisogni, aspettative, comportamenti e approcci, anche nei confronti dell’AI, cambiano sensibilmente tra i diversi segmenti. Per questo anche le tecnologie più avanzate hanno bisogno di partire dall’ascolto delle persone: la ricerca è ciò che permette di usarle al meglio, e di rendere la consulenza davvero efficace”, conclude Francesca Antiga, Digital Insights Director di JAKALA.
– foto ufficio stampa JAKALA –
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